Scalfarotto il costituente

Poi, sul referendum si voterà come si vuole. E ha diritto Ivan Scalfarotto a rivendicare di aver votato no a quella del 2006, e di votare sì a questa. Ma il modo con cui argomenta la sua posizione lascia un poco perplessi.
Scalfarotto il costituente

Ivan Scalfarotto (foto LaPresse)

Poi, sul referendum si voterà come si vuole. E ha diritto Ivan Scalfarotto a rivendicare di aver votato no a quella del 2006, e di votare sì a questa. Ma il modo con cui argomenta la sua posizione lascia un poco perplessi. Dice: “E’ vero che fra le due proposte di modifica ci sono taluni punti di contatto”, ma “la somiglianza di alcuni dettagli non può far trascurare le sostanziali differenze, genetiche e filosofiche, tra le due riforme”. E fin qui tutto bene. Poi però spiega che differente è “in primo luogo la genesi. La riforma del 2006 nacque da una gita a Lorenzago”. Embè? Concepirla alla Leopolda è forse più nobile? La seconda “grande differenza è la natura valoriale, e riguarda il diverso e antitetico atteggiamento prevalente tra i riformatori di allora e quelli di oggi”, dice. Ovverosia, che il centrodestra berlusconiano “nasce da un esplicito superamento del patto costituzionale” e non ha “mai fatto mistero della propria estraneità ai meccanismi fondamentali della Carta”. Eppure, la riforma che produsse non era un golpe bossian-fascista, e li migliorava anch’essa, i meccanismi della Carta. A meno che, il problema di Scalfarotto sia di introdurre persino in Costituzione l’indegnità antropologia del centrodestra a occuparsi di riforme.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi