Qui si giocano la Coppa, meno male che a Manchester c’è Mou

Stasera si giocano la Coppa dalle grandi orecchie, qui a Milano, la città è piena di facce da possibili elettori di Podemos. Ma la faccenda è così sideralmente lontana dal calcio di Milano di oggi e dei prossimi millenni che i milanesi trovano addirittura più divertenti le cene dei candidati. Nel fr
Qui si giocano la Coppa, meno male che a Manchester c’è Mou
Stasera si giocano la Coppa dalle grandi orecchie, qui a Milano, la città è piena di facce da possibili elettori di Podemos. Ma la faccenda è così sideralmente lontana dal calcio di Milano di oggi e dei prossimi millenni che i milanesi trovano addirittura più divertenti le cene dei candidati. Nel frattempo è meglio rendere omaggio al Filosofo che di qui passò, a José Mourinho, che ieri ha festeggiato il suo sogno  di una vita, sedersi sulla panca che fu di Sir Alex. Ci fu un tempo che qui (proprio qui dove leggete) sognavamo di poterlo avere premier d’Italia, José Mourinho, ma poi è arrivato quell’altro (e decidete voi se ci è andata meglio, io mi astengo come al referendum). Però c’è da dire questo. Che quando arrivò, nella mitica prima conferenza stampa, disse quella cosa, che significava: vi ho già capiti, a voi italiani. Se volete sapere tutto sul senso, l’essenza antropologica e la quintessenza filosofica dello sbarco di Mou al ManU, e della sua sfida infinita con Pep Guardiola, non state a perdere tempo qui e andate a leggervi il grande Sandro Modeo sul Corriere della Sera. Ma se permettete una notazione: ieri, presentandosi serio e compenetrato come un Obama a Hiroshima, Mou ha detto: “Diventare l’allenatore del Manchester è un onore speciale. Mi sento bene, arrivo nel momento giusto della mia carriera”. Non ha detto: “Non sono un pirla”. Perché conosce gli inglesi, almeno quanto gli italiani.

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