Dubbio: c’è un giudice a Strasburgo, o non ce n’è in Italia?

Chissà se, ora che lo hanno prosciolto dalla scommessopoli calcistica, pure Antonio Conte proverà a rivalersi del modo in cui l’hanno bistrattato presso la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.
Dubbio: c’è un giudice a Strasburgo, o non ce n’è in Italia?
Chissà se, ora che lo hanno prosciolto dalla scommessopoli calcistica, pure Antonio Conte proverà a rivalersi del modo in cui l’hanno bistrattato presso la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. Magari troverebbe soddisfazione. Perché è un dato di fatto che quando si presenta a Strasburgo un italiano, o qualcuno che abbia avuto a che fare con la giustizia italiana, spesso e volentieri gli danno retta. Amanda Knox è stata assolta in Cassazione per l’omicidio di Meredith Kercher. Non contenta di averla fatta franca – e in Italia non è così scontato, manco per gli innocenti – si è rivolta a Strasburgo: sostiene di aver subìto un processo iniquo e di essere stata maltrattata durante gli interrogatori (è stata per questo accusata di calunnia da alcuni poliziotti di Perugia: assolta). Strasburgo ha ritenuto valide le accuse di Amanda e ne ha informato il governo italiano, il quale dovrà difendersi. Quasi in contemporanea, l’Italia è stata anche informata di essere sotto processo, sempre alla Corte europea dei diritti umani, per non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dalle nocive emissioni dell’Ilva: “Lo stato non ha adottato tutte le misure necessarie” (processo italiano in questo caso in corso). Sarebbe forzato concludere che ci sia un pregiudizio  favorevole di Strasburgo verso i ricorrenti italiani. Però, forse c’è qualcosa che non torna, in tanti nostri processi. Potesse farlo, pure la povera Meredith dovrebbe correre a Strasburgo. Lì, un giudice c’è.

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