Buona Fortuna

La cosa più orrenda della storia degli abusi sui bambini a Caivano è l'omertà degli adulti. Per succedere cose così ci vuole un odio, proprio un odio, per quello che sono i bambini.
Buona Fortuna
Siccome ne abbiamo visti tanti, di orchi che poi non erano orchi, anche se questo Caputo Raimondo l’hanno già riempito di botte in galera, perché è l’antico codice della galera per chi fa male ai bambini, e l’Italia è pur sempre il paese che con la giustizia è meglio portarsi avanti da soli, poi si vedrà. Siccome siamo abituati al peggio del peggio, è meglio aspettare di sapere bene, di essere sicuri di aver capito bene. Ma siccome non ne abbiamo viste tante di bambine di sei anni come Fortuna volare dal terrazzo di un palazzone, e due anni prima era volato anche un altro bambino dal nome purissimo e strano, Giglio, e aveva tre anni, e la mamma aveva detto che era caduto guardando un elicottero e ora vogliono riesumarlo, per capire chissà che altro. Siccome sarebbe meglio non crederci, viene soltanto da pensare, soltanto da dire, che la cosa più orrenda di tutta questa storia del Parco Verde di Caivano – ma perché i nomi belli suonano sempre come tradimenti? – sono i silenzi. I silenzi degli adulti. Si chiama omertà, ma il termine è generico e rimanda alle serie tv sulla camorra, e non alla cosa in sé. E la cosa in sé, che però non riusciamo a dire, è che per succedere cose così ci vuole un odio, proprio un odio, per quello che sono i bambini. E viene da pensare, ma è grossa da pensare, che si farebbe meglio a non farli, i bambini. E la frase peggiore, se è vera pure quella, è della mamma diceva alle sue bambine violate dal suo uomo, o l’orco che dir si voglia: “Poi passa”. Buona Fortuna.

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