Note a margine su ragion di stato e mutandoni tattici

Di immaginarmi Gaetano Quagliariello, uomo mite ancorché tutto d’un pezzo, nei panni di Jim Garrison, il procuratore del caso JFK, non l’avrei mai pensato. No.
Di immaginarmi Gaetano Quagliariello, uomo mite ancorché tutto d’un pezzo, nei panni di Jim Garrison, il procuratore del caso JFK, non l’avrei mai pensato. No. Immaginarmi Barack Obama ormai più zoppo che anatra che sbarca in Arabia Saudita infilandosi doppi mutandoni diplomatici, per evitare gli spifferi, questo sì: lo si poteva immaginare già di più. Obama che viaggia con doppia morale e forse doppia mutanda: da una parte tiene in tasca il “Justice against sponsors of terrorism act”, che consentirebbe di desecretare nuovi documenti sull’11/9, permettendo – in ipotesi – ai familiari delle vittime di avviare azioni legali contro paesi sospettati di complicità negli attentati. Nell’altra mutanda, o tasca, c’è il dovere di “assicurarsi che le informazioni, una volta rilasciate, non compromettano la sicurezza del paese”. Quindi vedremo. Quagliariello invece si sta battendo contro gli “arcana imperii” italiani, che impediscono la desecretazione di documenti sull’affaire Moro, i quali aiuterebbero, questo lui dice di sapere, a far chiarezza anche sulla tragedia di Ustica. Vogliamo la verità su Regeni, dice, e temiamo quella su Moro? Ma è l’eterna lotta tra la ragione dell’etica (della democrazia, va’) e la ragion di stato. E possiamo anche convenire che l’interesse nazionale degli Stati Uniti sia dannatamente importante, e ci riguarda tutti. Ma, francamente, l’Italia che un interesse nazionale non l’ha mai manco avuto, perché dovrebbe lasciare in mutande Quagliariello, e la verità?

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