La Shadenfreude del calcio spiegata a Matteo Renzi

Tommaso Pellizzari è un bravo giornalista del Corriere, che scrive di calcio e non solo, o per meglio dire quando scrive di calcio scrive di calcio ma con un’aria non solo, che insomma a me piace leggerlo. Ieri ha scritto una cosa molto non solo, ma molto di calcio, un elenco di tutte le tipologie d
Tommaso Pellizzari è un bravo giornalista del Corriere, che scrive di calcio e non solo, o per meglio dire quando scrive di calcio scrive di calcio ma con un’aria non solo, che insomma a me piace leggerlo. Ieri ha scritto una cosa molto non solo, ma molto di calcio, un elenco di tutte le tipologie dell’antijuventino momentaneamente felice, e il perché lo sapete già. Esaustivo, si va dagli “eleganti salvi per un pelo”, cioè quelli che in caso di diversa fortuna avrebbero rosicato ma in silenzio, agli “eleganti di alto profilo istituzionale”, ai “dantisti arbitrali” (non sto a spiegare). E se invece di parlare di antijuventini, l’articolo avesse parlato di politica, sarebbe stato perfetto uguale. Cioè se invece della Juve ci fosse stato Renzi, e al posto dei momentaneamente felici le minoranze del Pd e le transumanze di tutti gli altri, quelli che, al momento, godono perché il ragazzo ha qualche problemino qua e là. Pellizzari spiega che in tedesco si chiama Shadenfreude, la gioia per l’altrui disgrazia, e Renzi potrebbe usarla, tanto per alternare, al posto di “gufi e rosiconi”. Ad esempio quando “gli espliciti di alto profilo istituzionale”, cioè quelli che pensano subito al danno per il ranking internazionale, insomma quelli come Max D’Alema, fanno finta di preoccuparsi dell’Italia e invece non è vero. Però chissà in che categoria mi avrebbe messo Pellizzari, se mi avesse sentito urlare “trivella la Vecchia Signora”. Ma non parlavo di calcio, giuro.

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