Trasloca lo Strega e diventa il Premio della nazione

Che l’identità di Elena Ferrante sia più decisiva della questione omerica, questo ancora non so dirlo. Ma che qualcosa nel panorama culturale italiano stia cambiando, e stia cambiando per davvero, mi pare si possa affermarlo. E siccome domani leggeremo, questo è sicuro, un mucchio di bellurie rilega
Che l’identità di Elena Ferrante sia più decisiva della questione omerica, questo ancora non so dirlo. Ma che qualcosa nel panorama culturale italiano stia cambiando, e stia cambiando per davvero, mi pare si possa affermarlo. E siccome domani leggeremo, questo è sicuro, un mucchio di bellurie rilegate o in brossura su quanto è caduto in basso il Premio Strega, viene voglia di spararla grossa e preventiva: se il mondo delle belle lettere e della meno pregiata informazione quotidiana sta cambiando, e in meglio, è merito di Matteo Renzi. Ecco, l’ho detto. La notizia è che la prossima finale del celebre premio letterario ispirato al famoso liquore non si terrà nella grande bellezza del Ninfeo di Villa Giulia, come accade dal 1953. Per la 70esima edizione la carovana di scrittori, critici e aspiranti al buffet si trasferirà all’Auditorium Parco della Musica. E se c’è un posto, a Roma, che evoca l’ammodernamento culturale e la trasformazione veltroniana della cultura da somma di piccole consorterie in grande evento maggioritario, quello è. Il trasloco dello Strega dai ninnoli antichi all’architettura modernissima suona come una sorta di premio simbolico al rinnovamento delle arti e dei mestieri. S’era cominciato con Mondazzoli, il partito della nazione dei libri. S’è proseguito con Repubblica-Stampa, il partito-quotidiano unico della nazione. Ora anche il premio che ci rende così orgogliosamente colti e italiani avrà lo scenario unico che si merita. Il Premio della nazione.

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