La malvagia Leosini e Lombroso applicato all’onomastica

Siccome la prima impressione è quella che conta, la prima volta che ho visto Franca Leosini alle prese con le sue Storie Maledette ho avuto paura, fisicamente paura: Gesù, questa è cattiva vera. Ma, prima impressione comma due, ho anche capito che avrebbe trionfato, perché tutti preferiscono la Regi
Siccome la prima impressione è quella che conta, la prima volta che ho visto Franca Leosini alle prese con le sue Storie Maledette ho avuto paura, fisicamente paura: Gesù, questa è cattiva vera. Ma, prima impressione comma due, ho anche capito che avrebbe trionfato, perché tutti preferiscono la Regina a quella sciacquetta di Biancaneve, perché l’inquisizione è l’anima della televisione, e non solo di quella. Ha persino dei fan club, peggio dei sorcini di Renato Zero, i “leosiners”, è (inevitabilmente) un’icona gay che la invitano al Muccassassina. Però adesso ha fatto un salto di qualità che forse spiega perché il leosinismo è una cifra stilistica non solo dello spettacolo, ma del nostro sistema di giustizia. Chiacchierando a Un giorno da pecora, trasmissione di culto di Radio2 che riconcilierebbe con l’emittenza di stato persino Antonio Pascale, la Malvagia s’è lasciata sfuggire, parlando dell'omicidiaccio di Colle Oppio: “L’omicidio di Luca Varani? La coincidenza tra il suo nome quello dell’uomo, che io intervistai, e che sfregiò con l’acido Lucia Annibali mi ha fatto effetto, è una cosa che ha segnato, come se su questo nome esistesse una malia”. E così abbiamo fatto il salto che non ci aspettavamo: dal giornalismo alla stregoneria, dal metodo Lombroso applicato al grugno al lombrosianesimo onomastico. Innovazione da suggerire a certi pm. E pensate se il macellaio “tanto per provare” si fosse chiamato, che so?, Verdini. Non serviva più manco il processo: via direttamente a Storie Maledette.

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