Scrollare la colonnina dei “rich kids of” ed essere felici

C’è stato un tempo in cui la mitica colonnina di destra del sito di Rep., quella che si scrolla per alleggerire il pomeriggio in ufficio, era finita sotto accusa da parte delle donne senonoraquandiste.
C’è stato un tempo in cui la mitica colonnina di destra del sito di Rep., quella che si scrolla per alleggerire il pomeriggio in ufficio, era finita sotto accusa da parte delle donne senonoraquandiste: quelle combattevano come un sol uomo contro il festaiolo di Arcore, e lì era un flusso ininterrotto di bellone, piacione, starlette e mercimonio soft. Adesso che quei tempi bui sono passati, la mitica colonnina di destra (e non solo di Rep., bisogna dire), quella che serve perché lo scrolling porta clic, e il clic è l’essenza del giornalismo, ha individuato un altro must, o per meglio dire un altro trend di successo: i figli dei ricchi. Ma quelli proprio ricchi. E’ un frenetico viavai di “rich kids” messicani, oppure di giovani miliardari turchi, e perché no gli immancabili russi, e cinesi, e persino indiani. Esibiti come al circo equestre dei desideri con i loro eccessi di orologi d’oro, di Ferrari tutte d’oro, di jet privati (forse d’oro) e feste esclusive, di animali esotici da tenere in camera come peluche, di Cristal che lo bevono anche mentre dormono, e trombare, ovvio, che ve lo diciamo a fa’? (Ma quello poco esibito, in verità, se no chi le sente le senonoraquando). E mi spiegano che è una moda che viene  dal web, i “rich kids of”, sapere chi sono, cosa fanno e cosa s’inventano, e tutte quelle cose che interessano molto, credo, ai loro coetanei con le pezze al culo. Però, se i trend hanno un significato sociale, ci sarà ancora una differenza tra invidia sociale e wannabe rich kids?

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