Guccini, il lager e noi: “Non gettar la pelle del salame”

La notizia che Francesco Guccini andrà ad Auschwitz con una scolaresca in occasione (anche, non solo) dei 50 anni della sua celebre Canzone del bambino nel vento sarebbe di quelle trascurabili, siamo oberati dagli anniversari. Mi avrebbe colpito anche di meno, non fosse che mio figlio è partito ieri
La notizia che Francesco Guccini andrà ad Auschwitz con una scolaresca in occasione (anche, non solo) dei 50 anni della sua celebre Canzone del bambino nel vento sarebbe di quelle trascurabili, siamo oberati dagli anniversari. Mi avrebbe colpito anche di meno, non fosse che mio figlio è partito ieri per un “viaggio d’istruzione” scolastico e visiterà anche il lager di Dachau. E ieri mattina, salutandolo, mi è tornata in mente un’altra canzone del cantautore, che si intitola semplicemente Lager, e inizia così: “Cos’è un lager? / E’ una cosa nata in tempi tristi, dove dopo passano i turisti, / occhi increduli agli orrori visti… non gettar la pelle del salame!”. Non ho il minimo dubbio che né mio figlio né i suoi compagni faranno alcunché di simile, e anzi sapranno capire di quel luogo il (poco) che si può comprendere. Ma sarebbe una cosa buona se Guccini cantasse ad Auschwitz (se canterà) anche quell’altra canzone, che è più bella, e dice: “E’ una cosa come un monumento / e il ricordo assieme agli anni è spento, / non ce n’è mai stati, solo in quel momento, / l’uomo in fondo è buono, meno il nazi infame”. Perché il nostro problema con l’antisemitismo, e con gli altri genocidi della storia, è che con la memoria riusciamo a metterci d’accordo. E sul presente, che invece spesso latitiamo.

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