La maxitangente Enimont di Lula, a futura memoria

Quando nel 1980 Luiz Ignacio Lula da Silva fondò il Partito dei lavoratori, il Brasile usciva da un ventennio di dittatura militare di quelle che non ci augureremmo mai, da noi. Fu anche un ventennio di sviluppo turbo-capitalista, più turbo che capitalista. Quando divenne presidente, vent’anni dopo,
Quando nel 1980 Luiz Ignacio Lula da Silva fondò il Partito dei lavoratori, il Brasile usciva da un ventennio di dittatura militare di quelle che non ci augureremmo mai, da noi. Fu anche un ventennio di sviluppo turbo-capitalista, più turbo che capitalista. Quando divenne presidente, vent’anni dopo, Lula inaugurò un ventennio di turbo-socialismo, più socialismo che turbo. Ben oliato da un sistema di “dazioni ambientali”. Due miliardi di dollari di “provvista” distribuiti da Petrobras non sono spiccioli, e figuriamoci se soltanto di quello si tratta. Siamo garantisti, ma realisti. Se sia stato tutto sterco del diavolo, lo dirà la Storia, che non s’è pronunciata ancora manco per l’Italia. Ieri Lula l’hanno prelevato alle sei del mattino (l’inciviltà giudiziaria non cambia con i fusi orari), cinghialone dell’“Operazione autolavaggio”, nome che rispetto a Mani pulite ha una coloritura più di periferia. Il Partito dei lavoratori s’indigna ma trema, come s’indignava e tremava il Pentapartito ai tempi della maxitangente Enimont. Lula ha risposto alle domande e l’hanno lasciato andare, non risulta indagato. Ma sai quanto vale, al culmine di una lunga stagione brasiliana di manettarismo mediatico giudiziario, di odiatori professionali o popolari scatenati. Quel tipo di canea di cui sappiamo qualcosa anche noi. Detto senza nessuna “saudade” per il socialismo del Cono Sur. Ma così, a futura memoria per chi non c’era, o per chi quel giorno lì inseguiva un’altra chimera.

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