Se la Cassazione è uno yacht alla deriva, e noi le mummie

Ci sono notizie che provocano un senso di vertigine, di mal di mare, come certi racconti fantastici di Poe. Ad esempio quella dello yacht fantasma ritrovato al largo delle Filippine, navigava da sette anni senza che nessuno al mondo lo sapesse e a bordo hanno trovato il corpo mummificato di “un avve
Ci sono notizie che provocano un senso di vertigine, di mal di mare, come certi racconti fantastici di Poe. Ad esempio quella dello yacht fantasma ritrovato al largo delle Filippine, navigava da sette anni senza che nessuno al mondo lo sapesse e a bordo hanno trovato il corpo mummificato di “un avventuriero”, riverso sulla scrivania. Ci sono anche altre notizie che danno lo stesso senso di vertigine, e che però appartengono al nostro mondo reale e terribilmente quotidiano. E non c’è nessuna fuga letteraria a salvarci. Ieri il primo presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, ha parlato a un convegno davanti al ministro della Giustizia, Andrea Orlando: “La Cassazione versa in una seria crisi”, ha detto, “assediata da un numero mostruoso di ricorsi, con 80 mila nuovi ricorsi ogni anno. Questo flusso è patologico”. La Suprema corte ha un archivio infinito di cause pendenti, 105 mila fascicoli. “Il carico della Corte rispetto ad altri paesi del mondo ha assunto dimensioni strabilianti che mettono in forse i valori della democrazia”. Aggiungete che in questo “mostruoso” mare sconosciuto “si deve riflettere sul fatto che il 48 per cento di questi ricorsi ha come attore lo stato”. E capirete che l’ottimo presidente Canzio non può che sentirsi come una mummia alla deriva su uno yacht senza timone. O forse capirete che le vere mummie siamo noi cittadini, e che chi sostiene che la giustizia non ha urgente bisogno di essere rivoltata come un guanto, racconta una storia dell’orrore.

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