Dove eravamo rimasti con Irene Pivetti? Chiedere a Leofreddi di “Torto o Ragione?”

Dove eravamo rimasti? Alla domanda montanelliana, una volta calata nella dimensione di Irene Pivetti, forse nessuno potrebbe rispondere. Protagonista dei “gazebi” del weekend romano, e lesta il lunedì a specificare (a “Un giorno da pecora”, vabbè) che “se si vogliono fare le primarie del centrodestra, io sono prontissima a partecipare, parteciperei molto volentieri”, l’ex presidente leghista della Camera della prima legislatura secondo-repubblicana è “riemersa da un’infinità di tempo”, come direbbe Montale, nel mondo della politica. L’effetto déjà-vu è destabilizzante, con in aggiunta Bossi risbucato per spiegare a Salvini che a Roma è meglio stare con il Cav. Insomma l’effetto: “Pivetti? Ma dov’era finita?”. Non che sia mai scomparsa davvero. E’ soltanto trasbordata da Rinnovamento italiano di Lamberto Dini all’Udeur di Mastella, fino a lambire i petali della Margherita (e chissà perché le hanno rinfacciato soprattutto questo). Nonché da “Bisturi!” a “Ballando sotto le stelle”. Tutto questo non è demerito, no: Pivetti è l’incarnazione perfetta della fluidità della Seconda Repubblica. Oggi ad esempio, prima di decidere se fare il sindaco di Roma, farà l’arbitro per “Torto o ragione? Il verdetto finale”, di Monica Leofreddi. L’unica cosa che le manca è un transito da ItaliaFutura e Scelta civica, come Andrea Romano. E la cosa rassicurerà la Boschi. Ma forse dovrebbe preoccupare la Leofreddi.

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