La passeggiata a Ciudad Juarez, Trump e altre icone

La regola è che ci sono notizie destinate a divenire iconiche, come si dice in gergo. Perciò è sicuro che se, parlando della zanzara Zika Francesco dice “per quanto riguarda il male minore, quello di evitare la gravidanza, si tratta di un conflitto fra il quinto e il sesto comandamento”, sarà questo
La regola è che ci sono notizie destinate a divenire iconiche, come si dice in gergo. Perciò è sicuro che se, parlando della zanzara Zika Francesco dice “per quanto riguarda il male minore, quello di evitare la gravidanza, si tratta di un conflitto fra il quinto e il sesto comandamento”, sarà questo a fare testo di un intero viaggio. E buon per noi che ci sia “il grande Paolo VI” a dare man forte, sull’argomento della contraccezione come male minore. Ma siccome le notizie iconiche che colpiscono di più sono di solito le immagini, sarebbe un peccato trascurare, noi così occupati dalla Cirinnà e dalla Bignardi, la passeggiata in papamobile che Bergoglio ha compiuto l’altro giorno  a Ciudad Juarez, lungo il confine metallico tra il mondo dei ricchi e quello dei poveri. E quella sosta breve e ventosa sotto la croce sulla riva del Rio Grande, con accanto un paio di vecchi sandali. E’ un’immagine destinata a rimanere, del pontificato e oltre. Il Papa che si ferma di là dal confine dell’occidente, il Papa che forse semplifica sulla povertà. O che forse, semplicemente, non è occidentale. Magari sbaglia, ma toccherà farsene una ragione. Come se ne farà una ragione Donald Trump, di quel “voler costruire muri e non fare ponti non è cristiano. Questo non è nel Vangelo”, per quanto addolcito dal “beneficio del dubbio”. Trump ha replicato subito e a brutto muso: “Che un leader religioso metta in dubbio la fede di una persona è vergognoso”. Ma i parrucchini vanno, le icone restano.

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