Il complotto del renzismo è la patonza che non gira più

Uno: “Ovvio che ci sia un fine politico”. L’altro: “Stanno cercando di far cadere il governo”. Io non so se siano “quattro bazzecole”, sembra di sì, ma per sicurezza mi allineo alla rivendicazione di ieri di Vittorio Feltri, valida per quando c’era Mani pulite: “Ho assecondato ciecamente un sistema
Uno: “Ovvio che ci sia un fine politico”. L’altro: “Stanno cercando di far cadere il governo”. Io non so se siano “quattro bazzecole”, sembra di sì, ma per sicurezza mi allineo alla rivendicazione di ieri di Vittorio Feltri, valida per quando c’era Mani pulite: “Ho assecondato ciecamente un sistema investigativo pressappochistico e dozzinale”. Qui più che altro siamo ai giornali, ma io che ne so?, magari meritano la galera. Però noto questo, dei ridicoli cascami del caso Etruria. C’è un ex leghista coinvolto in Phoney money (ma uscito indenne) appassionato di esoterismo; c’è un banchiere, perché gli telefonò l’ex leghista; c’è il figlio di un pastore sardo che immigrò a Rignano sull’Arno; c’è un P-tuttista d’antàn che investe nel grafene assieme a uno scienziato russo. Tutti a cercare l’avventura intorno a una banca mezza fallita, l’importante è entrare nel giro, o almeno in zona. Sembrano i tempi di Gianpi Tarantini, impresario di gambe di legno come nei film di Aldo Giovanni e Giacomo, di Sabina Began e la D’Addario, il più improbabile plot di ladri di polli per entrare nella grazie del Cav. Spesero danari e non ottennero un tubo, se non un processo che sarà ricordato solo per le ragazze in lacrime. L’unica vera differenza tra la totòtruffa per travolgere il Cav. e quella per travolgere il renzismo, è che qui la patonza non gira.

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