Ultimo venne il gufo. Il rave di Checco visto da Castellitto

Non ci siamo dimenticati di lui. O per meglio dire vorremmo anche un po’ dimenticarci di lui e lasciarlo andare per la sua strada, ché ormai è grande. E noi, intanto, siamo tutti presi ad aspettare Tarantino, che per Giuliano Ferrara (che mi scuserà lo spoiler) è il film più scorretto della storia d
Non ci siamo dimenticati di lui. O per meglio dire vorremmo anche un po’ dimenticarci di lui e lasciarlo andare per la sua strada, ché ormai è grande. E noi, intanto, siamo tutti presi ad aspettare Tarantino, che per Giuliano Ferrara (che mi scuserà lo spoiler) è il film più scorretto della storia del cinema, manco l’avesse sceneggiato Flores d’Arcais. Soltanto che poi rispuntano i rosiconi, cadenzati secondo il ritmo d’uscita dei loro film da tre soldi, a ricordarci che il successo è una colpa che si paga a freddo. Questa settimana è il turno di Sergio Castellitto, che gira film solo su romanzi di Margaret Mazzantini, dev’essere un’ossessione, come il circo per Fellini. E dice, il Sergio: “Non so quanto c’entri il cinema con l’incasso di Zalone”. Forse anche niente, non vi pare? “Mi sembra un evento rave, quando tutti si riuniscono sul campo”. Siccome è un uomo onesto, dice pure: “Premesso che mi fa molto ridere, e che di fronte al successo bisogna inchinarsi”. Siccome è un artista avveduto, e ha un suo brand non sinistrese da difendere, aggiunge: “Mi fa altrettanto ridere la sinistra che dopo anni di snobismo sale sul carro del vincitore, eleggendo Zalone a sociologo d’Italia, quando è solo un grande comico che è riuscito a prendere il pubblico dei cinepanettoni”. Ma che volete che dica, un melanconico cronico come Castellitto? “Non penso che il suo successo farà bene al cinema italiano… il cinema è un’altra cosa”. Sì, come diceva Hitchcock: è una fetta di torta. Per addolcirsi, in questo mondo di gufi.

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