Don Matteo 10, quel che resta dell’eccezionalsimo italiano

A San Silvestro una bestemmia ci scappa anche, che sarà mai, del resto la tenuta dell’eccezionalismo cattolico italiano non la metterà in dubbio un cosetta così, visto quello che accade a Colonia e che qui, a Dio piacendo, ancora non accade.
A San Silvestro una bestemmia ci scappa anche, che sarà mai, del resto la tenuta dell’eccezionalismo cattolico italiano non la metterà in dubbio un cosetta così, visto quello che accade a Colonia e che qui, a Dio piacendo, ancora non accade. A fine mese va finalmente in onda, in Parlamento, la legge sulle unioni civili, ma che sarà mai anche questo, stepchild adoption o no che sia finirà allegramente tutto in cavalleria – nuovo Family day o barricate neocentriste che si vogliano organizzare – e anche l’Italia avrà finalmente la riforma della famiglia tradizionale che voleva. Ma che sarà mai, appunto. L’eccezionalismo cattolico italiano sta altrove e non solo resiste (resistere, resistere, resistere) ma va proprio a gonfie vele: in televisione. Passato San Silvestro, sulla Rai 1 che fu Casa Dc debutta trionfalmente la serie numero 10 (dieci) di Don Matteo, la messa cantata della Lux Vide della family Bernabei, con il “re Mida delle fiction italiane” nella parte del protagonista. E se non è eccezionalismo italiano questo, non sapremmo dire cos’è. C’è qualcosa di straordinario, o forse di tragicamente grottesco, in questa Italia cattolica reale che se non guarda Checco Zalone si affolla davanti a don Matteo per l’unica cerimonia religiosa cui ancora partecipa (a quelle in chiesa non ci va più nessuno) e se si tratta di difendere i valori da non negoziare in politica tutto fa, tranne che votare Angelino Alfano, quello che vuole il carcere per gli uteri in affitto. Ci salverà Belén Rodriguez. Credo. 

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