Se la Boschi del 2016 fosse l’unione di Putin e Guardiola

Il 2016 sarà dunque  l’anno in cui balleranno i posti di comando più lussuosi e ambìti del mondo. Tipo la sedia della casa Bianca, tipo (si deciderà in quei dodici mesi, tranquilli) quella dell’Eliseo, e persino quella periclitante ma tuttora ben imbottita che sta sotto il culo di Assad. E poi, ben

Il 2016 sarà dunque  l’anno in cui balleranno i posti di comando più lussuosi e ambìti del mondo. Tipo la sedia della casa Bianca, tipo (si deciderà in quei dodici mesi, tranquilli) quella dell’Eliseo, e persino quella periclitante ma tuttora ben imbottita che sta sotto il culo di Assad. E poi, ben più importanti va da sé, le panche a bordocampo più affascinanti e retribuite del pianeta: quella che fu di Mou, quella che sarà di Pep, quella pronta per Carlo, persino uno strapuntino per Marcello il Griso. Ma, ridotta alla pura essenza: negli ultimi dieci anni sono esititi due e soltanto due modelli antropologici e di Potere capaci di occuparli, quei posti. Ci sono la cattiveria mentale di Mou, e la geometrica raffinatezza di Pep. C’è la cattiveria senza aggettivi di Putin, uno che dice ai turchi “provatevi a volare sulla Siria”, e il socialismo verbale di Obama, uno che traccia linee rosse sul campo come un arbitro di Europa League con lo spray, ma poi basta un David Luiz a cancellargliele col piede. Volendo scommettere su quale modello vincerà, su chi puntereste un euro? A meno che il 2016 sia davvero l’anno in cui definitivamente sboccerà la promessa di un nuovo modello, che unisca in un soltanto sublime cattiveria e politicamente corretta faccia d’angelo. Ieri, alla Camera, Maria Elena Boschi è riuscita a dire: “Io voglio bene a mio padre, ma se ha sbagliato dovrà pagare”. Hillary Clinton, al confronto, sembra Biancaneve.

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