L’analista Fini alla fiera degli Oh Bej, Oh Bej

Mentre qui in città è già tutto pronto per la tradizionale inaugurazione del teatro di zona di Milano centro, insomma per la prima della Scala; mentre dentro si canta l’inno di Mameli per scacciare un po’ di paura; mentre fuori tutti quei militari in giro un po’ di strizza la mettono a prescindere;
Mentre qui in città è già tutto pronto per la tradizionale inaugurazione del teatro di zona di Milano centro, insomma per la prima della Scala; mentre dentro si canta l’inno di Mameli per scacciare un po’ di paura; mentre fuori tutti quei militari in giro un po’ di strizza la mettono a prescindere; mentre tutti i milanesi di sinistra si chiedono se Matteo Nostro sfrutterà l’occasione per chiarire a Pisapia se il doppio ruolo funziona o no; mentre l’altra metà dei milanesi si domanda se Giovanna d’Arco sia una strega da palcoscenico o la zia naturale di Salvini per il tramite di Marine le Pen, il resto della nazione se ne sta a casa e s’imbatte, sull’Huffington Post, in una lunga e “rigorosa” analisi di Gianfranco Fini sulla destra. Ovviamente europea. Riavutosi dallo choc – Fini? maddai? – il lettore si abbandona vieppiù a moti di meraviglia. Destra francese e destra italiana? “La differenza di serietà mi pare evidente”. Populismo antisistema? “Mi pare di vedere più analogie con Grillo che con Salvini”. Grillo? “E’ chiaro che è uno schema che evoca Grillo – o Tsipras prima maniera”. Scusi, ma Salvini? “Bologna è stata la fotografia di una prova di forza riuscita che rivela la debolezza del progetto”. E giunto qui il lettore si ferma, per paura di incappare, la riga dopo, in ulteriori astruserie, degne delle convergenze parallele. O forse per un’amara considerazione: se stavamo ad aspettare la rigorosa lucidità di Fini, invece che alla Le Pen, adesso stavamo alla fiera degli Oh Bej, Oh Bej.

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