Un euro contro il terrore, e un euro in ignoranza. Daje

Battere il terrorismo con la cultura, abbiamo capito che anche no. Investire un euro in libri e biglietti nei cinema di periferia a fronte di ogni euro investito nella sicurezza, abbiamo capito che è pure peggio. La risposta al terrore ha da essere “solo securitaria”? Ma la risposta all’orrore dell’
Battere il terrorismo con la cultura, abbiamo capito che anche no. Investire un euro in libri e biglietti nei cinema di periferia a fronte di ogni euro investito nella sicurezza, abbiamo capito che è pure peggio. La risposta al terrore ha da essere “solo securitaria”? Ma la risposta all’orrore dell’ignoranza, come la vogliamo dare, coi boots on the ground? Tocca confessarlo, per essere la culla della civiltà in grado di mettere in fuga i jihadisti al suono di Vivaldi e recitando ottave dell’Ariosto, abbiamo un problemino: con l’ignoranza. L’istituto di statistica Ipsos Mori ha compiuto un mega-sondaggio internazionale (25.556 persone di 33 paesi diversi) ponendo domande che riguardano la conoscenza (consapevolezza?) che i cittadini hanno del proprio paese: storia, incidenza dell’immigrazione, distribuzione della popolazione. Bene: siamo in cima alla classifica di quelli che ne sanno meno. Per la precisione, siamo decimi su 33, nonché il paese più caprino del G8. Vincono Messico, India e Brasile; peggio di noi la Colombia e il Sudafrica. La cosa sorprendente, però, è che non siamo i peggiori d’Europa: ci batte il Belgio, settimo in classifica. La notizia non è confortante: se c’è un paese messo male, ma male, in quanto ad autocoscienza, di questi tempi è quello. Dieci anni fa l’Economist già diceva che “il Belgio non esiste”, noi almeno siamo ancora un’espressione geografica. Ammesso di spendere un euro su due per i libri di geografia. Tu chiamala, se vuoi, Buona scuola.

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