Il vantaggio occidentale della moneta di plastica tra cappuccio ed Erdogan

Quel gran talento dell’economia globale di Matteo Salvini, che i Chicago boys al confronto sono pischelli alle prese col salvadanaio, è stato il primo a spararla: “E’ un regalo alle banche”. Al Difensore del Popolo, manco gli passa per l’anticamera che magari a noi, gente del popolo, gente che la mattina dimentica sempre di passare dal bancomat, o che magari inconsciamente cova l’ambizione neo piccolo-borghese di sembrare smart, potersi pagare cappuccio e brioche (gergo padano) con la moneta di plastica è una bella comodità. Al netto che se il droghiere lascia una scia elettronica della mia spesa, schifo non fa: mica per risentimento sociale, ma così, per difendere uno stile di vita dell’occidente. Perché in occidente, invece, siamo gli ultimi, ma proprio gli ultimi, a usare bancomat e carte di credito. Adesso poi ci sono quelle bellissime carte contactless che basta passare vicini a un Pos e quelli, zac, ti drenano il conto senza neanche la rottura di dargli un codice, e infatti da noi il governo dice che si possono utilizzare solo per max 25 euri (1 aperitivo + 1 minerale in zona Porta Nuova) per tutelare, forse, le vecchiette: casomai si facessero fregare facendo lo struscio dall’ortolano. E poi, ci fosse più tracciabilità nei pagamenti, se per esempio quello stronzaccio di Erdogan compra davvero il petrolio dal Califfo, una strisciata elettronica da qualche parte Putin riuscirebbe pure a trovarla, no? (Dirlo a Salvini).

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