Il “ragazzo delle isole” Obama e la nostra fifa blu

Va da sé che il “ragazzo delle isole”, partito si presume con la pagaia e l’acqua nella boccia di cocco dalle Hawaii, ne ha fatta di strada. Più che altro, resterà alla storia per la sua immaginifica arte del narrare, che ha sedotto il mondo. Basta toccare i riferimenti giusti nell’immaginario catas
Va da sé che il “ragazzo delle isole”, partito si presume con la pagaia e l’acqua nella boccia di cocco dalle Hawaii, ne ha fatta di strada. Più che altro, resterà alla storia per la sua immaginifica arte del narrare, che ha sedotto il mondo. Basta toccare i riferimenti giusti nell’immaginario catastrofico dello Spettatore Unico Mondiale, e il gioco è fatto. Ti viene in mente l’isola sommersa di Lost, o il paesuzzo sott’acqua dei Revenants. Una fifa blu. Avete qualche problema coi libici? Siete invasi dai siriani sui barconi? E che sarà mai. Preoccupatevi, piuttosto, di questo: la vita di intere popolazioni del Pacifico è minacciata dai cambiamenti climatici. Alcune delle innumerevoli piccole isole-stato che finora si sono crogiolate al sole “potrebbero scomparire interamente”, sommerse dall’innalzamento dei mari. “Possiamo dover affrontare decine di milioni di rifugiati climatici”. Popolazioni tra le più vulnerabili, nazioni che potrebbero scomparire interamente. E voi, in compenso, con la stiva piena di “nuovi rifugiati”. Spaventatevi di questo, ragazzi, che all’Isis ci pensiamo dopo. Così parlò Barack Obama, al vertice sul clima. Era dai tempi di Atlantis di Walt Disney che non me la facevo sotto tanto. Anzi no, era dai tempi di Kevin Costner, che mandò a picco i produttori pur di mostrarci il suo apocalittico Waterworld, che non vedevo un liberal, ma un vero liberal americano, menarcela così tanto con il mondo sommerso. Chissà quando gli spuntano le branchie, a Obama.

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