Cultura & giovani, abbiamo un problema. A sinistra

Mentre il nostro caro premier insiste con l’idea stravagante di “taggare” i terroristi, così, per averceli sempre a portata di smartphone, e il Guardasigilli Orlando annuncia le intercettazioni sulla PlayStation – ché il terrorismo forse non fa rima con la povertà, ma senza dubbio se la intende con
Mentre il nostro caro premier insiste con l’idea stravagante di “taggare” i terroristi, così, per averceli sempre a portata di smartphone, e il Guardasigilli Orlando annuncia le intercettazioni sulla PlayStation – ché il terrorismo forse non fa rima con la povertà, ma senza dubbio se la intende con la gioventù. Mentre noi papà vedremo come far spendere ai nostri figli diciottenni i 500 euri culturali in arrivo, c’è il nostro rude ministro contadino, Giuliano Poletti, che ha una ricetta più terra terra per dare una raddrizzata ai ragazzi, autoctoni o d’importazione che siano. Il ministro del Lavoro, aprendo la manifestazione “Job&Orienta”, titolo molto smart, ha detto la sua: “Il voto non serve a niente nel lavoro. Meglio un 97 a 21 anni che un 110 e lode a 28”. Inutile girare intorno per mezzo voto in più. Imparare l’arte in fretta, e poi metterla da parte. Infine il paludato capo dello stato, una vita di cultura, ai giovani va spiegando, un po’ franceschinianamente, tutt’altro: “Le nuove tecnologie offrono nuove opportunità”, ha detto Mattarella ai giovani. Ma “non credo che d’ora in poi ci saranno solo immagini, messaggi da 100 caratteri o frasi incompiute”. Insomma, giovanotti, piantatela di taggare, sia pure i terroristi, e mettetevi a studiare. Opposte visioni del mondo. Sì, abbiamo un problema. Soprattutto a sinistra.

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