Che cosa ci siamo persi della democrazia in questa settimana che non c’eravamo: niente

Ci sono tutte quelle segnalazioni che ti aggiornano da ogni tua propaggine digitale (come si chiameranno, alert?), tipo “mentre non c’eri” se da qualche ora non compulsavi Twitter, o “ci sono 37 notifiche non lette”, che hanno sostituito in modo ansiogeno il rilassato “dove eravamo rimasti?”.
Ci sono tutte quelle segnalazioni che ti aggiornano da ogni tua propaggine digitale (come si chiameranno, alert?), tipo “mentre non c’eri” se da qualche ora non compulsavi Twitter, o “ci sono 37 notifiche non lette”, che hanno sostituito in modo ansiogeno il rilassato “dove eravamo rimasti?” di Montanelli, domanda retorica cui potevi bellamente rispondere: e chi si ricorda? Venerdì scorso ci ricordiamo tutti perfettamente dove eravamo e cosa stavamo facendo. E’ passata una settimana, il Mali è più lontano di Parigi, c’è lo spazio psicologico per arrischiarsi in un altro eterno giochino dell’informazione: “Cosa vi siete persi”. L’ha fatto ieri anche Alessandro De Angelis sull’Huffington Post, la cosa mi conforta: non sono l’unico a porsi la domanda. A una rapida disamina, risulta che in una settimana il terrore califfale forse non ha mandato in soffitta la nostra way of life, ma senza dubbio certe priorità senza le quali sembrava che il mondo e la democrazia andassero a rotoli. Ieri, tra Camera e Senato, regnava un malinconico vuoto: per il ddl Boschi l’uno per cento dei deputati; la legge di Stabilità va avanti in un disinteresse da gridare vendetta. Volkswagen ha tagliato di un miliardo gli investimenti 2016, ma l’unico Diesel per cui ci si commuove più che per i cristiani (ops, pure per gli agnostici) è il cane eroe morto a Parigi. Il Cav. lo vogliono riprocessare e forse mandare in galera per le olgettine, ma la notizia non ha fatto scalpore. Cosa ti sei perso, mentre non c’eri? Be’, anche niente.

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