Il nervosismo, le leggi speciali e le persone sbagliate

Un po’ di nervosismo, tanto, è da mettere in conto. Si sospendono le partite, e chissà se l’allarme era fondato. In Italia ieri si sono fermate le metropolitane di Roma e Milano, e chissà se andrà tutto bene anche la prossima volta. C’è il nervosismo, riemerge da un infinito passato il tema delle le
Un po’ di nervosismo, tanto, è da mettere in conto. Si sospendono le partite, e chissà se l’allarme era fondato. In Italia ieri si sono fermate le metropolitane di Roma e Milano, e chissà se andrà tutto bene anche la prossima volta. C’è il nervosismo, riemerge da un infinito passato il tema delle leggi speciali. Noi per esempio abbiamo la “banda armata”, ne abbiamo fatto buon uso e cattivo uso. Renzi ha detto “non credo che la priorità siano le leggi speciali”, ma  mica può stare sempre a guardare Hollande, e basta. Poi però, in Italia, il problema è che le leggi vanno in mano ai pm. Ad esempio, la banda armata. Quando Berlusconi, 2010, provò a modificare il reato gli saltarono alla gola. Sapete perché? Basta googlare per rinfrescarsi la memoria. Si scopre un Pier Ferdy Casini, allora insospettabile come futuro guru della geopolitica, che strillava: “Tra pochi giorni Berlusconi potrà ringraziare in maniera tangibile i suoi alleati leghisti”. O l’immarcescibile Travaglio: “Lodo Lega, la banda armata non è più reato”. L’altro giorno hanno disposto il non luogo a procedere per 34 Camicie verdi della Lega. Dopo 18 anni in cui sono stati accusati, né più né meno, di essere una “associazione a carattere militare che persegue scopi politici”. Intanto c’era stato l’11/9, ma per i pm no: loro, avanti. Il vecchio Bossi ha detto: “Le idee politiche sono libere e non si possono processare”. Sembrava uno statista. I custodi delle leggi speciali, meno.

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