Tim, rubrica privata

Ai tempi della scalata Telecom, un economista disse in tv: “La prova che Telecom è un’azienda scalabile è il fatto che se chiami il centralino c’è una signorina che risponde: ‘Digaaaaa’”. Da allora è accaduto molto, comprese un paio di guerre mondiali, le nostre vite sono “mobile”, tutta la nostra m
Ai tempi della scalata Telecom, un economista disse in tv: “La prova che Telecom è un’azienda scalabile è il fatto che se chiami il centralino c’è una signorina che risponde: ‘Digaaaaa’”. Da allora è accaduto molto, comprese un paio di guerre mondiali, le nostre vite sono “mobile”, tutta la nostra memoria e la nostra privacy stanno su una nuvola, Tim è un’impresa aggressiva e competitiva. Poi al comune mortale, me, rappresentante momentaneo di tutti noi, qualsiasi compagnia gestisca il nostro smartphone, succede questo. Una banale sostituzione di “apparato” (si dice così) per guasto, come da contratto, con un apparato “rigenerato”. Ma l’apparato prima si perde nelle brume, poi finalmente c’è. Però, al momento di attivarlo, si scopre che non è mai stato “resettato” prima di consegnarlo al nuovo utente, c’è ancora l’account di quello vecchio. Praticamente vale come un telefonino rubato. C’è pure il suo account Instagram, avrei potuto vedere le sue foto, magari alla fine arrestavano me per pedopornografia. Sono in attesa di un nuovo apparato (una settimana). Mi sono fatto dare una mano dal cortesissimo, efficiente e un po’ basìto ufficio stampa (privilegi di noi della casta), ma è stato inutile, il Leviatano aziendale ha le sue regole di disservizio globale. Ieri l’apparato non è arrivato al negozio, “un disservizio”. Detto senza indignazione. Ma così, per difendere i valori dell’occidente.

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