Due per lo zar

Non c’è come farsi un giro sotto le mura del Cremlino, di questi tempi, per rifarsi una verginità. Se ne facciano una ragione i sinceri democratici, ma Putin non è un dittatore, o un terribile zar: è un Re Taumaturgo.
Non c’è come farsi un giro sotto le mura del Cremlino, di questi tempi, per rifarsi una verginità. Se ne facciano una ragione i sinceri democratici, ma Putin non è un dittatore, o un terribile zar: è un Re Taumaturgo. Prendete uno che oggi come oggi ha la credibilità di un Galan dopo che ha smontato la sua ex villa, Sepp Blatter insomma. Rilascia un’intervista all’agenzia Tass che sistema la geopolitica meglio di un autodafé di Tony Blair: “Lo scandalo Fifa è partito tutto da un attacco personale di Michel Platini e si è sviluppato in una situazione di stallo geopolitico tra Russia e Stati Uniti, con il presidente della Fifa usato come merce di scambio”. Manca solo il bombardamento preventivo del Qatar e diventa tutto chiaro, persino i diritti tv del calcio. Verginella d’un Sepp. Un altro di cui non sentivamo parlare da un pezzo, ma che ogni volta che riappare ci ricorda che l’Italia è sempre ferma lì, dalle parti del commissario Cattani, è Michele Placido. Che fa? Va a Mosca a spiegargli Dante, forse immemore che Dante, nella terra di Puskin, lo sanno a memoria. Non è proprio il Depardieu de’ noantri, Placido, quello è un mito. Ma sembra che si sia messo d’accordo con Blatter (o forse invece con Renzi): “Putin è il numero uno in Europa per politica estera”, “a differenza del debole occidente è un baluardo contro l’islam”. E poi s’inventa una stornellata di quelle che Benigni faceva ai suoi tempi migliori, nel secolo scorso: Berlusconi? Altro che “lussurioso, finirà tra i barattieri”. Il Placido Don. Grazie, zio Vlad.

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