Giggino ’a manetta poteva intercettare. Why not?

Quando l’avevano condannato in primo grado, Luigi De Magistris aveva detto proprio così: “La mia vita è sconvolta, ho subìto la peggiore delle ingiustizie. Ma rifarei tutto, e non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello stato”. La condanna per abuso d’ufficio, lui e il suo c
Quando l’avevano condannato in primo grado, Luigi De Magistris aveva detto proprio così: “La mia vita è sconvolta, ho subìto la peggiore delle ingiustizie. Ma rifarei tutto, e non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello stato”. La condanna per abuso d’ufficio, lui e il suo consulente informatico Gioacchino Genchi, l’avevano rimediata per aver acquisito senza autorizzazione tabulati delle utenze telefoniche di un gruppo di parlamentari (Mastella, Rutelli, Minniti) nell’ambito della formidabile inchiesta “Why not”, finita in parecchio niente. Ieri che è stato assolto in Appello, Giggino ’a manetta ha detto: “Per me è la fine di una profonda sofferenza. Sono convinto di avere svolto il mio mestiere di magistrato nel pieno rispetto della Costituzione e della legge con l’obiettivo di cercare una verità difficile”. Va da sé che siamo felici per lui e anche per il governo, che s’è salvato in corner pure dal casino globale totale della legge Severino. Attenderemo le motivazioni, come si dice. Ma una cosa è già chiara adesso: se un pm non viola alcuna legge acquisendo tabulati sulle telefonate dei parlamentari, che sarebbero protette dalla legge, dunque non potrebbe farlo, il parlamentare chi è? Se le cose stanno così, si poteva dire alla Boschi di abolire anche la Camera, invece del solo Senato, e sostituirla con un Comitato di salute pubblica. E dopo tutto l’ambaradan che ha messo in piedi su intercettazioni e privacy, al Guardasigilli chiederei Orlando, ma che stai a di’?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi