Era meglio se a Sanremo applicavano il ddl Boschi

Fermi tutti. La legge di Stabilità, per un attimo, ficcatevela in saccoccia. Pure se siete ricchi con castello e vi hanno tolto l’Imu, rimandate l’apertura delle feste. Ieri è stata annunciata la vera legge quadro nazionale, la più importante del 2016: il Regolamento del Festival di Sanremo. E’ arri
Fermi tutti. La legge di Stabilità, per un attimo, ficcatevela in saccoccia. Pure se siete ricchi con castello e vi hanno tolto l’Imu, rimandate l’apertura delle feste. Ieri è stata annunciata la vera legge quadro nazionale, la più importante del 2016: il Regolamento del Festival di Sanremo. E’ arrivato Campo Dall’Orto. E’ arrivata la Maggionissima. Freccero li tiene tutti sotto schiaffo, in Rai, come neanche Di Maio con Orfini a Roma. Netflix è alle porte. Neppure i Pooh cantano più. E Carlo Conti, che fa? Nulla. Immoto. Come Mattarella. Il causidico Regolamento è tale e quale a quello dell’anno scorso. Altro che cambiare verso. Big in gara 18, compromesso paleorepubblicano tra i 16 annunciati un anno fa e i 20 del 2015. C’è sempre la serata cover, siamo un paese per vecchi, e l’italicum mal bilanciato del voto. Alla quinta serata ci sarà il brano ripescato, sembrano le liste di Ncd. Per Sanremo Giovani, autostrada della disoccupazione artistica, hanno già presentato 648 candidature, contro le meno di 600 dell’anno scorso. Segno che il Jobs Act, col piffero che funziona. Non era meglio rottamare tutto quanto, passare a un mono-seratismo imperfetto, applicare al carrozzone un taglio dei senatori canori e delle spese, sul modello ddl Boschi? Niente. Tutto come prima, banalità abissale. Tutto così bello e uguale a se stesso, che quasi quasi pago il canone in bolletta. Ma subito. Perché, come cantava Lucio Dalla: l’anno che sta arrivando, è questa la novità.

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