Quel gran trendsetter di D’Alema e gli italiani all’estero

I capelli più che sale che pepe, i baffi più grigio che ferro, il brillante futuro dietro alle spalle, ma queste sono cose che capitano anche ai migliori, un giorno invecchierà pure Gillo Dorfles. Pure Walter Veltroni. Però, guardarsi indietro, vedere nel canocchiale uno scorcio del Novecento, e rip
I capelli più che sale che pepe, i baffi più grigio che ferro, il brillante futuro dietro alle spalle, ma queste sono cose che capitano anche ai migliori, un giorno invecchierà pure Gillo Dorfles. Pure Walter Veltroni. Però, guardarsi indietro, vedere nel canocchiale uno scorcio del Novecento, e ripensarci, e dirsi: ma perché Massimo D’Alema ha fatto il politico, e invece sarebbe stato un fuoriclasse come trendsetter? Uno che ha sempre previsto dove bisognava andare, su cosa puntare. Quando lui indicava la luna, tutti gli altri guardavano lui: ma non vedevano la luna. Andavano di moda la politica e la merchant bank a Palazzo Chigi, e lui lanciò l’idea che era meglio la barca a vela; andava di moda la sinistra delle radici popolari contro la globalizzazione selvaggia (Bersani aveva ancora i riccioli lunghi), e lui lanciò il politico con le scarpe da un milione di dollari; Andava di moda la Terza via, e lui preferiva la vecchia via; andava di moda l’Italia (Forza, Italia) e lui inventava ItalianiEuropei; andava di moda la resistenza contro il giovanilismo e la rottamazione, e lui s’è messo in pensione, a fare il vino. Ieri, e parlava del finanziamento della politica (andava parecchio di moda, no?) ha detto: “Sinceramente potrei ritirarmi all’estero, è una tentazione che non di rado mi coglie, visto che il mio principale ufficio è a Bruxelles e lì non c’è nessuno che viene a contestare che si possa lavorare”. Dai, che idea. All’estero. Che è meglio dell’Italia. Che le regole sono chiare. Non era mai venuta in mente a nessuno. Tanto meno a lui. Bye-bye, Condy.

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