L’ultimo folle spettacolo di Marino, furore di Dio

Tutto intorno, tra i cadaveri nel fiume e sulla zattera alla deriva, danzano le scimmie. Klaus Kisnki con l’elmo in testa e gli occhi più fuori che mai è perso nel suo sogno, ormai lo vede solo lui, il resto è pazzia tra le rovine della Storia. Declama la sua ultima, splendida e folle concione: “Pez
Tutto intorno, tra i cadaveri nel fiume e sulla zattera alla deriva, danzano le scimmie. Klaus Kisnki con l’elmo in testa e gli occhi più fuori che mai è perso nel suo sogno, ormai lo vede solo lui, il resto è pazzia tra le rovine della Storia. Declama la sua ultima, splendida e folle concione: “Pezzo a pezzo costruiremo la storia, come altri costruiscono uno spettacolo”. Aguirre furore di Dio è un mio film di culto (ognuno ha le sue scemenze generazionali, a qualcuno verrà in mente una serie di Netflix) e ogni tanto la cronaca politica mi riporta alla mente quel finale onirico, Klaus Kisnki pazzo e il suo apologo sulla Storia e lo spettacolo teatrale, e sempre lo trovo una fantastica chiave di lettura per capire certi personaggi che, casualmente, transitano sulla ribalta ma stanno già per cadere di sotto. L’impazzimento finale, insomma. Tipo “Parigi brucia? Parigi brucia?”, o muoia Sansone, o faremo Roma più bella che prìa. Solo che, in politica, di solito il tutto diventa più ridicolo. Prima di dare l’addio (rateizzato) al Campidoglio, Ignazio Marino ha annunciato che vuole portare a termine uno dei suoi sogni più devastanti, la pedonalizzazione integrale di via dei Fori Imperiali. Dopo di lui, come un Attila delle municipalizzate, non passeranno più né autobus né taxi. Vuole realizzare la sua “passeggiata nella storia”, in tempo per il Giubileo. Esattamente come Aguirre, il furore di Dio. E alla fine, Vintage Tunina per tutti.

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