E pensa se le avvessero detto: “Stai zitta e va’ in cucina”

Poi dite che gli uffici stampa non aiutano a comprendere la politica, e anche un po’ come va il mondo. Ieri la casa editrice Bollati Boringhieri, che mai nessuno s’azzarderebbe a tacciare di sessismo e verdinismo, fa sapere che, in tempestiva uscita l’8 di ottobre, c’è un librino di Filippo Maria Ba

Poi dite che gli uffici stampa non aiutano a comprendere la politica, e anche un po’ come va il mondo. Ieri la casa editrice Bollati Boringhieri, che mai nessuno s’azzarderebbe a tacciare di sessismo e verdinismo, fa sapere che, in tempestiva uscita l’8 di ottobre, c’è un librino di Filippo Maria Battaglia che solo col titolo ci avrebbe risparmiato giorni di indignata trepidazione e soprattutto l’avanspettacolo da suburra di ieri in Senato. Il titolo è così: “Stai zitta e va’ in cucina. Breve storia del maschilismo in politica da Togliatti a Grillo”. Ce ne attendiamo istruttivo godimento, soprattutto dal capitolo “a Grillo”. Perché la storia del maschilismo in politica non è di certo un’invenzione della Boldrini, ma ai tempi che furono anche i mascalzoni avevano una loro “signorilité”. I senatori verdiniani Lucio Barani e Vincenzo D’Anna hanno preso cinque giornate, che manco a Mourinho con la massaggiatrice del Chelsea, per i famosi gesti osceni e sessisti rivolti a Barbara Lezzi, senatrice a cinque stelle. I due sostengono tuttora di no, non era così, sono stati fraintesi. Ma hai voglia a essere verdiniano e non farti fraintendere da una grillina incazzata. Però la fondamentale pagina politica passerà alla storia anche per un altro motivo. Ieri la grillina Paola Taverna s’è messa a strillare, in Aula: “Io non so se lo posso rifare”. Non sapendolo, alla fine l’ha rifatto. Il gesto osceno e sessista. Inequivocabile. Anche per chi, diciamo così, fosse un monsignore polacco. Complimenti alla signora.

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