Il vip con la fotina, o il giornalismo selvaggio degli anni 80

Per gli standard di Mark Zuckerberg e di Selvaggia Lucarelli sono senza dubbio già più che defunto, sono un profilo storico in bacheca. Perché non ho mai avuto una pagina su Facebook e non darei mai un like in vita mia, nemmeno in punto di morte, nemmeno a Nostro Signore, e dunque non ho eredi cui l
Per gli standard di Mark Zuckerberg e di Selvaggia Lucarelli sono senza dubbio già più che defunto, sono un profilo storico in bacheca. Perché non ho mai avuto una pagina su Facebook e non darei mai un like in vita mia, nemmeno in punto di morte, nemmeno a Nostro Signore, e dunque non ho eredi cui lasciare, quel dì, la mia bacheca. Ma soprattutto è per la prima firma impolitica del Fatto che risulterò portatore di molesta archeologia. Se non altro perché mi ricordo che lo stile giornalistico “prendi una notizia del cazzo ma che sembra trendy e intervista i primi 14 vip che ti rispondono”, con tanto di fotina (che poi, vip: Mara Carfagna e Fedez. Gli altri avevano la segreteria) la facevano i settimanali negli anni Ottanta del secolo scorso, prima di estinguersi come i dinosauri. Pensavano che fosse giornalismo smart. Lo faceva in modo ossessivo-compulsivo l’Espresso, che era il giornale intellò manettaro e antisistema, insomma il Fatto di fine Novecento. Poi iniziò a intervistare i vip con le fotine, per essere moderno. E fu l’inizio della fine. Spiace quasi essere ancora qui, per ricordarlo. Ma dopo le fotine dei vip, nella discesa agli infimi del giornalismo ci sono solo gli scherzi al telefono della “Zanzara”.

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