Bella Dalai

Il prossimo che dice “questo Papa piace troppo” (esclusi gli ex direttori del Foglio, ché sono un tipo pusillanime) mi sente. Francesco vuole presentarsi al mondo col volto familiare della Divinità, ma poi è un gesuitone prudente, mica uno da spericolati balzi in avanti. E’ vero che, in tempi come q

Il prossimo che dice “questo Papa piace troppo” (esclusi gli ex direttori del Foglio, ché sono un tipo pusillanime) mi sente. Francesco vuole presentarsi al mondo col volto familiare della Divinità, ma poi è un gesuitone prudente, mica uno da spericolati balzi in avanti. E’ vero che, in tempi come questi, la religione ha da presentarsi dal suo lato più attraente. Va di moda pure, in taluni ambienti, il fascino della “bellezza disarmata”. Che Dio sia donna ancora non lo si è stabilito, ma la parità di genere è l’unico dogma che ci è restato. E se avete in mente certe papesse post luterane, che incutono più terrore di Giovanna d’Arco (quella di Dreyer) sul rogo, capirete che cercare l’appeal dell’elemento femminile, anche nelle cose di Lassù, non è poi riprovevole. Quando però salta fuori il Dalai Lama e, alla Bbc, dice: “Se il mio successore sarà una donna dovrà avere il volto molto, molto attraente. Non sto scherzando, è la verità” – e sia pure nel senso che “le donne hanno maggior potenziale nel dimostrare affetto e compassione” – un dubbio assale. A parte l’eventualità che, una volta designata una magnifica Miss Dalai Lama, si correrà il rischio che voglia reincarnarsi pure lei nel 1942, quel che si pone soprattutto è un grave caso di politica & parità. Cioè, per farla breve: chi glielo dice a Laura Boldrini?

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