Se Mr Shkreli, in confronto alla Lorenzin, è un filantropo. E (soprattutto) ha un piano

Se gli esami sono inutili sono inutili, signora mia. Mal di schiena? Colesterolo? Ripassi tra un anno, se no fuori la grana. E se il medico s’azzarda a fiatare, lo ripassiamo noi. Ne hanno dette di ogni a Beatrice Lorenzin, parafulmine al rione Sanità del nostro caro premier, per qualche taglio assassino alle spese mediche. Poi salta fuori questo Martin Shkreli, e dicono che è “l’uomo più cattivo del mondo”. Un capitalista selvaggio, uno Scrooge, un padrone delle ferriere. Anzi peggio: un Dracula che ti succhia il sangue buono e ti lascia con quello cattivo, letteralmente. Martin Shkreli, con quel nome da vampiro che Bela Lugosi gli fa una pippa, è il ceo della Turing Pharmaceutical. Ed è un buon ceo, che sta sul mercato, che bada al profitto e all’azienda, domanda e offerta, e se l’antivirale Daraprim contro il virus Hiv il mercato lo chiede, perché non dovrebbe passare da 13 a 500 dollari alla pillola? Nemmeno alla Retrophin, la ditta dove aveva lavorato prima, s’erano lamentati: aveva tirato su il fatturato, e valorizzato un farmaco che prima vendevano a un dollaro e 50 a pastiglia. Dopo, a 30 dollari. E’ un manager, forse un buon padre di famiglia. Un po’ di concorrenza, un po’ di distruzione schumpeteriana e tanta dedizione alla clientela. Perché trattarlo come un bastardo, uno stronzo che viaggia di certo in Volkswagen, apposta per ammorbare il pianeta? E poi, perché dovrebbe essere peggio, Mr Shkreli, di Beatrice Lorenzin? Lui, almeno, un motivo ce l’ha. 

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