La magnifica tentazione del diritto alla disconnessione

La app per rispondere in automatico alle mail e agli sms non la uso ancora, ma credo l’abbiano inventata. Il generatore automatico di diritti, invece, non serve nemmeno inventarlo. Tanto, c’è già la Francia. Che da due secoli a questa parte ha sfornato nuovi diritti in numero maggiore che nemmeno i
La app per rispondere in automatico alle mail e agli sms non la uso ancora, ma credo l’abbiano inventata. Il generatore automatico di diritti, invece, non serve nemmeno inventarlo. Tanto, c’è già la Francia. Che da due secoli a questa parte ha sfornato nuovi diritti in numero maggiore che nemmeno i nomi dei suoi formaggi. Gli ultimi diritti francesi per i quali l’humanité deve essere grata furono quelli di Daniel Pennac, quando stilò i diritti del lettore, tra cui quello sacrosanto di non leggere i libri brutti. Preso in parola. Tra gli indispensabili puntelli alla libertà di tutti e di ciascuno in arrivo da Oltralpe, c’è ora il “diritto alla disconnessione”. A ponzarci su ci s’è messo nientemeno che il vicedirettore di Orange, Bruno Mettling, per conto del governo. Testo presentato al ministro del Lavoro, più elaborato del ddl Boschi. Il concetto è semplice, e ditemi chi non l’ha mai sognato. Bisognerebbe contare anche il tempo che si passa, fuori dall’orario sindacale, a compulsare su smartphone e affini i messaggi di lavoro, barbarica usanza che ci sta riducendo tutti come i medici condotti dei romanzi di Cronin, con obbligo di reperibilità notte e giorno. Vuoi che risponda all’ultima mattana via mail del capo, che stia a whatsappare coi colleghi? Paga o crepa, padrone. Ma pure in Gran Bretagna c’è chi ha instaurato la mezza giornata mensile senza mail, per favorire gli scambi verbali. Fortuna che il diritto a non parlare coi rompiballe è una legge non scritta da sempre in tutti i cuori.

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