Il non diritto di dire e fare del dolore un caso politico

Rosita Solano è una donna colpita da un immenso, ingiusto, dolore. I suoi genitori sono stati uccisi, a Palagonia, e il (presunto) omicida è un ivoriano di 18 anni, Mamadou Kamara, ospite del Centro di accoglienza di Mineo.
Rosita Solano è una donna colpita da un immenso, ingiusto, dolore. I suoi genitori sono stati uccisi, a Palagonia, e il (presunto) omicida è un ivoriano di 18 anni, Mamadou Kamara, ospite del Centro di accoglienza di Mineo. Rosita Solano ha dichiarato: “E’ anche colpa dello stato se i miei genitori sono stati uccisi perché permette a questi migranti di venire qui da noi e di fargli fare quello che vogliono, anche rapinare e uccidere”. La signora Solano è una donna, si dice, sconvolta dal dolore. In questi casi si dice che “ha diritto di dire ciò che vuole”. Ma è vero? Anche no. Se l’omicidio l’avesse compiuto un vicino italiano? Uno zio che ha sbroccato? Se un mafioso li avesse sciolti nell’acido? Dico acido apposta. Martina Levato, l’acidificatrice sul cui diritto a tenersi il suo bambino in tanti hanno piagnucolato, ha detto: “Ho pensato che se qualcuno facesse a lui lo stesso, con l’acido… io l’ammazzerei”. Ha diritto di tenersi il figlio, una che dice questo? Forse no. Non c’è dolore, non c’è ingiustizia subìta che dia diritto a dire cose fuori di proposito. E va da sé che i giornali dovrebbero avere ritegno a riportarle. Anche perché poi ci sono personaggi pubblici che pretendono di farne un caso politico. Senza avere nemmeno il diritto del dolore.

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