Fa più Renzi la D’Avena su Twitter o la Maggioni in Rai?

Pari-pa-pum… eccomi qua!”. No, tranquilli, non è Monica Maggioni subito dopo la nomina alla presidenza Rai (scherziamo, presidente, non si adombri come un Gianni Riotta a Spotorno), ma è qualcosa che ci va vicino, come una nemesi che sfiora birichina l’epocale nomina nel più alto dei cieli della tel
Pari-pa-pum… eccomi qua!”. No, tranquilli, non è Monica Maggioni subito dopo la nomina alla presidenza Rai (scherziamo, presidente, non si adombri come un Gianni Riotta a Spotorno), ma è qualcosa che ci va vicino, come una nemesi che sfiora birichina l’epocale nomina nel più alto dei cieli della televisione di stato. “Pari-pa-pum… eccomi qua!”, una delle sue più celebri sigle televisive, è il modo scelto per il debutto su Twitter da Cristina D’Avena, l’indimenticata voce-fata turchina di tutte le infanzie mediasetizzate, cresciute a cartoni e spot commerciali mentre il servizio pubblico arrancava con RaiEducational e le sue rare dozzine di bambini acculturati e infelici, che un giorno avrebbero votato Gianni Cuperlo. I bambini D’Avena (un genere che col senno di poi sarebbe stato da brevettare come un ogm) sono invece quei trentenni che oggi sciamano come mosche sul miele ai concerti in cui la loro Cristina, da qualche anno, sta vivendo una seconda giovinezza canterina: ma sempre con la prima voce da fatina. In poche ore, @CristinaDAvena aveva già più di 3.500 follower. Sono loro, i magici millennials a vocazione pop e maggioritaria che, cresciuti a berlusconismo, oggi costituiscono un elemento chiave dell’elettorato renziano e del Pd a vocazione non malmostosa. Che c’entra Monica Maggioni? Anche nulla. Ma così, per dire. E’ come se l’essenza del renzismo si fosse materializzata, un pomeriggio d’agosto, più con lo sbarco di Cristina su Twitter che con la riforma della Rai.

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