Perché non vincerò mai il Premio Spotorno

Gianni Riotta è un gran giornalista, non state sempre ad arricciare il naso. E l’altra sera ha fatto uno share che Giannini a “Ballarò” se l’è sognato per un anno. In più è il regista del Premio Internazionale Spotorno Nuovo Giornalismo, evento per palati fini. Però l’altra sera a “47-35 Parallelo I
Gianni Riotta è un gran giornalista, non state sempre ad arricciare il naso. E l’altra sera ha fatto uno share che Giannini a “Ballarò” se l’è sognato per un anno. In più è il regista del Premio Internazionale Spotorno Nuovo Giornalismo, evento per palati fini. Però l’altra sera a “47-35 Parallelo Italia” c’erano, in ordine sparso: il card. Scola; il cuoco crucco Heinz Beck, un’intervista a Tronchetti Provera; Corrado Passera; una renziana di grido; startupper di ogni foggia; economiste che parlavano di Grecia con tagli di capelli da far sognare altre isole lontane; un’intervista di Riotta a Renzi (per Passera “uno spottone”), momento più alto: lo scambio di complimenti reciproco sulle belle camicie. Uno gli ha detto “complimenti per il talk-show”, e lui se l’è presa male. Però tocca dirlo: è il programma giornalistico più brutto dall’invenzione del tubo catodico. Non vincerò mai il Premio Spotorno.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi