L’apostrovo verde dell’Unità tra la parola renz’ismo

L’apostrofo rosa tra le parole “se non ora quando” l’aveva già messo Concita De Gregorio, quando arrivò da Largo Fochetti per dirigere il giornalone di Antonio Gramsci mettendogli la minigonna, nel senso della pubblicità autocitazionista di Oliviero Toscani.
L’apostrofo rosa tra le parole “se non ora quando” l’aveva già messo Concita De Gregorio, quando arrivò da Largo Fochetti per dirigere il giornalone di Antonio Gramsci mettendogli la minigonna, nel senso della pubblicità autocitazionista di Oliviero Toscani che molto turbò certe donne di tradizione e vis polemica. O per meglio dire: non proprio mettendogli la minigonna nel senso della levità giornalistica, ché quello solo Paolo Mieli lo sapeva fare, ma piuttosto mettendo il prodotto in linea con lo Zeitgeist palasharpista di quegli anni, quando l’unico nemico della sinistra pareva essere l’uomo delle feste eleganti. E mettendo tragicamente il giornale, e pure l’allora partito, sulla scivolosa china dell’abisso di vendite e di consensi elettorali. Il 30 giugno esce finalmente in edicola, dopo una stagione all’infermo e con restyling barcelloneta, la nuova versione dell’Unità. E avrà l’apostrofo, però verde. Siccome c’è poco da scherzare, ma molto da essere contenti, per un giornale che rinasce, approfittiamo per un in bocca al lupo al nuovo direttore, Vladimiro Frulletti, e alla sua redazione. Resta poi da chiedersi, lo scopriremo leggendo, di quale amore ci parlerà quel bacio di apostrofo verde. Che fa un bel colpo d’occhio, e l’occhio strizza con destrezza al logo del partito e all’Italia che riparte, e ce la fa, e blabla. L’importante è che mai più torni l’apostrofo rosa. Ma soprattutto, una domanda: come faranno a metterlo, l’apostrofo verde, tra le parole “a che punto è il renz’ismo”?

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