La buona stampa e il Papa che se leggeva il Messaggero

Ai tempi del beato Cragnotti, una volta in un derby di coppa la Lazio stava menando la Roma come manco l’Fbi fa con Blatter.
Ai tempi del beato Cragnotti, una volta in un derby di coppa la Lazio stava menando la Roma come manco l’Fbi fa con Blatter. All’inizio del secondo tempo, tutta la curva biancoceleste si presentò sventolando il giornale, cantando “se leggemo il Messaggero / se leggemo il Messaggerooo”. Sublime sfottò, tanto la partita era già finita (archivi della memoria Giuseppe Cruciani). La notizia è che Francesco la mattina non legge Rep., come aveva detto, era un lapsus, ogni tanto gli capita. Pure lui se legge il Messaggero (un caro saluto a Franca Giansoldati). Dunque forse, se tanto ci dà tanto, non ha mai manco rilasciato un’intervista al pensoso teista Eugenio Scalfari, non ha mai detto che “il proselitismo è una solenne sciocchezza” e che “ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male”. Forse non è neanche vero che daranno la comunione ai divorziati. Tutto ciò ha ovviamente galvanizzato i media cattolici intransigentisti, come Zenit.org, perché la mattutina lettura di Rep. “aveva fatto storcere il naso ai più. Soprattutto ai cattolici italiani che riconoscono in Repubblica il giornale, tra quelli laici, meno vicino al credo cattolico, oltre che propagatore di concetti in contrasto con la tradizione cristiana”. Qualsiasi cosa voglia dire. Forse ora anche Rep. rientrerà nel limbo bindiano degli impresentabili. Quel che sconcerta però, è che ancora non ne siano usciti l’Avvenire e l’Osservatore romano. In attesa del prossimo lapsus chiarificatore, se leggemo il Messaggero.

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