Art Garfunkel e Alfano, se la cantano e se la rosicano

Lui adesso ha passato i settanta ed è pelato come Angelino Alfano.
Lui adesso ha passato i settanta ed è pelato come Angelino Alfano. Ma non ha smesso di rosicare, in un modo così sospetto che qualsiasi strizzacervelli dell’Upper West Side ascoltandolo si troverebbe a commentare con un laconico “mmm”. Rosica contro Paul Simon, quello che in carriera ha fatto meglio tra i due, perché a un certo punto se ne andò per la sua strada a inventare da solo una musica tutta nuova: “Come fai ad abbandonare questo posto fortunato, sul tetto del mondo, Paul? Che ti succede, razza di idiota? Come hai potuto rinunciarci, deficiente che non sei altro?”. Lo dice adesso, e sono passati quarant’anni buoni. Rosica così tanto che scomoda pure i Beatles: “Un giorno, a una festa, mi si avvicinò George e mi disse: ‘Il mio Paul è per me quello che il tuo Paul è per te?”. Rosicone di un buddista. “Io credo che George si sentisse represso da Paul e che avesse notato la stessa cosa in me rispetto a Paul Simon”. Non so, forse la calvizie non aiuta a rasserenare i pensieri. Però leggi l’intervista di ieri ad Art Garfunkel e ti viene in mente Angelino Alfano a "Porta a Porta": “Sono su una poltrona di chiodi ma sa quanto guadagno da ministro? Zero, lo faccio gratis non prendo stipendio”. Anche il ministro rosicone che l’aveva con il suo alter ego di maggior successo, quel magnifico chansonnier forse più piccoletto sul palco, ma pieno di capelli e che a un certo punto l’ha mollato lì, senza quid “attaccato alla poltrona”.

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