Applicazione del metodo Ferrari alla ripartenza europea

Non è per stare a menarla ancora col furbettismo levantino di Varoufakis
Non è per stare a menarla ancora col furbettismo levantino di Varoufakis, il ministro con registratore ma senza registratore di cassa. Ma ieri il suo collega dell’Interno Nikos Voutsis si è esibito in uno dei giochetti da bullo della periferia dell’impero che gli riescono meglio: sapete che c’è, bambole?, ha detto ad Angela Merkel per il tramite di Christine Lagarde, non c’è una lira. La cosa ha provocato uno sturbo allo spread da Atene a Madrid, ma chissenefrega. C’è del metodo, in tutto questo. Il metodo s’è visto domenica a Montecarlo, dove peraltro lo spread manco sanno cos’è. Quei furboni crucconi della Mercedes hanno voluto fare i ganassa: ehi Hamilton, fermati per un caffè che tanto quei tamarri in Ferrari ce li ciucciamo lo stesso. Si sa che alla fine Hamilton era più furibondo di Schäuble quando la corte di Karlsruhe dà ragione a Draghi. Ma è così, l’unico modo per far male ai tedeschi è fregargli i soldi, o aspettare che si freghino da soli per la vanagloria. E siccome il nostro beneamato premier non è tipo di farsi bagnare il naso in fatto di levantinismo da un ingegnere dei box Ferrari, domenica ha lanciato anche lui un messaggio-trappola ai tedeschi: qui o si cambia l’Europa o sapete che c’è?, ce la cambiamo da soli. E ieri, per far sapere che non scherzava, ha aggiunto un perentorio: magari assieme a quelli di Podemos. Dal polverone sollevatosi attorno alla Borsa di Milano, l’unica cosa che per ora si è capita è che la Mercedes è ripartita. Da sola.   

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