Se Yanis Varoufakis è come Monica Lewinsky

La notizia che Yanis Varoufakis fosse un salvatore di rito ellenistico giunto in motocicletta a miracol mostrare era fortemente esagerata.
La notizia che Yanis Varoufakis fosse un salvatore di rito ellenistico giunto in motocicletta a miracol mostrare era fortemente esagerata. Né più né meno di un Assange, né meno né più dei giornalisti che registrano le fonti confidenziali, né più né meno di quelli/e che filmano col telefonino le scopate con il/la capoufficio, ché prima o poi verranno buone, il ministro dell’Economia di Atene è un piccolo cultore del sotterfugio, scambiato per la faccia nascosta della luna. Che la registrazione fatta da Varoufakis sotto al tavolo dell’Eurogruppo “confidenziale e riservato” di Riga finisca in chiaro da qualche parte, probabilmente all’Eurotower non fa un baffo. Ma è il pensiero che conta. Credere che il non detto, il segreto inteso come esoscheletro del complotto sia la chiave di volta del mondo, assai più del buco nero nei conti, e che il suo disvelamento sia il trionfo della verità, è paranoia da complottisti. Il mondo non è trasparente, “ciò che sentite all’orecchio ditelo dai tetti” è una bella frase, ma è stata pronunciata in un altro contesto. Da un cultore della teoria dei giochi ci si aspetterebbe migliore stima per la complessità. Ci sono farabutti persino ammirevoli. Invece la narrativa di quelli che trascorrono la vita in compagnia del loro doppiofondo, che tengono da parte le cose segrete perché non si sa mai, come Monica Lewinsky col vestito, è molto meno accattivante. I fatti sono più lineari: pagasse i suoi cazzi di debiti, e via andare.    

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