Hey hey, my my, ma il talk belluino non muore mai?

Now he’s too old to rock’n-roll but he’s too young to die”, cantava nel secolo scorso Ian Anderson, più o meno nella stessa èra geologica in cui il grande Neil replicava sulfureo “Hey hey, my my / rock and roll can never die”. Scusate il tuffo nella preistoria (o “dove l’acqua è più blu”: perché a q
Now he’s too old to rock’n-roll but he’s too young to die”, cantava nel secolo scorso Ian Anderson, più o meno nella stessa èra geologica in cui il grande Neil replicava sulfureo “Hey hey, my my / rock and roll can never die”. Scusate il tuffo nella preistoria (o “dove l’acqua è più blu”: perché a questo punto negarsi pure la Formula tre?), ma quest’oggi ci sta tutto. Visto che lui, lui che una volta invece cantava “Bella ciao” a cappella, come fosse la resistenza in formato one man show, ora s’è presentato in sala stampa e a tutti gli spettatori ha detto addio, anzi forse no, perché “il talk non è morto” (finché noi viviamo). La notizia della crisi del talk era largamente prematura, “La7 senza i talk sarebbe una rete finita”. E questa diamogliela buona, ché forse a essere finita è la seconda repubblica della ciarla, quella in cui i politici erano l’ostaggio e la creatura del conduttore del circo e del suo pubblico ammaestrato e belluino. Tra una ventina di giorni, comunque, dopo trent’anni, Michele Santoro guiderà l’ultima puntata di “Servizio Pubblico”. E la condurrà in piazza, perché quello è il posto suo. “Tutti in piedi, non chiederemo il biglietto per entrare ma che ognuno porti qualcosa di colore rosso”. Però un dubbio assale. Se il talk non è morto, com’è che la sua erede Giulia Innocenzi annuncia per il suo ritorno Di Pietro e Alba Parietti? Questo sì è un tuffo nel passato del baraccone. Roba che non sarebbe venuta in mente nemmeno a Stefano Accorsi. E Craxi, quando lo arrestano?

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