La puzza di pesce marcio in cui s’è incartato Marino

Poi dice che quello è “un giovane caudillo”, “un maleducato di talento” che maltratta la libera stampa e non ha rispetto manco per i giornalistoni, neppure per quelli che sono stati direttoroni.

Poi dice che quello è “un giovane caudillo”, “un maleducato di talento” che maltratta la libera stampa e non ha rispetto manco per i giornalistoni, neppure per quelli che sono stati direttoroni. Sarà che fare il sindaco è un lavoro peggio che stare in miniera, e dopo un po’ smoccolare contro i giornali ti viene naturale, almeno tanto quanto viene naturale ai romani farlo contro di lui, ogni volta che affondano in una buca per la strada. Però da un sindaco dem, da un sindaco trasparente e della società civile, ci si aspetterebbe un rapporto con i media di maggiore affabilità. Visto che quando piove già ti chiamano Sottomarino, e quando invece splende il sole l’Allegro chirurgo. E soprattutto se il tuo caro concittadino Francesco ti sta per gettare tra capo e collo un mezzo miliardo di pellegrini. Ieri, a una domandina impertinente su che ne pensasse del governo, che vorrebbe nominare il prefetto Gabrielli commissario al Giubileo al posto suo, Ignazio Marino ha sclerato: “Non leggo i giornali, li usiamo a casa per incartare il pesce e le uova”. E noi che pensavamo che nella carta di giornale ci avesse avvoltolato il bisturi, quando decise un po’ frettolosamente di abbandonare la brillante carriera medica. Ingenuo De Bortoli, pensava che quello che gli entrava nel naso dalla carta stampata fosse lo “stantio odore della massoneria”. Era puzza di pesce, invece. E da come funziona la differenziata a Roma, si direbbe che nel bidone di Marino sia diventato anche un po’ marcio.

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