Il bambino trasparente nel trolley e il trasparente Toscani

Ci sono trasparenze che rendono evidente il mondo. O viceversa.
Ci sono trasparenze che rendono evidente il mondo. O viceversa. Un tempo lo facevano gli scatti dei fotografi. Kim Phúc che scappa dal napalm, “Le baiser de l’hôtel de ville”. Oggi c’è la tecnologia. L’immagine del bambino rannicchiato e fetale in un trolley per immigrare illegalmente a Ceuta, l’ha resa trasparente un metal detector. Racconta il mondo. Le immagini della nave dei profughi in fondo a un mare reso trasparente dalle telecamere di un minisommergibile fanno (in)giustizia di molte parole. Ci vogliono sempre i grandi fotografi. Persino nell’èra in cui si photoshoppano anche i funerali di Gaza. Oliviero Toscani era uno di questi grandi. Sapeva trasformare uno scatto per la pubblicità in una macchina di conoscenza. In un pensiero a colori. Magari sbaglio, ma il bambino trasparente non gli sarebbe venuto in mente. Sotto lo scanner della macchina liberopensierista della Zanzara, s’è offuscato in banalità: “Chi decide di non prender i profughi è un incivile, come si fa a essere così teste di cazzo?”. Ma anche, alla domanda se ne prenderebbe uno in casa: “No. Io in casa non voglio nessuno, nemmeno i miei figli. Gli immigrati devono lavorare e prendere in affitto una casa”. Visto in trasparenza, un fotografo dell’Ottocento.

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