Rotta per casa di dio. Un barcone di seconda classe per Luigi Di Maio

C’è chi non ha mai viaggiato in seconda classe sul rapido Taranto-Ancona, come cantava quello.
C’è chi non ha mai viaggiato in seconda classe sul rapido Taranto-Ancona, come cantava quello. E tu, cittadino elettore, che pure non sei mai stato propenso al populismo ferroviario, in un momento di debolezza ti chiedi: ma io lo voterei, uno che non ha mai viaggiato in seconda classe sul rapido Taranto-Ancona? La domanda non paia lunare. C’è questo bel tomo, questa faccia neofurbettina della politica, Luigi Di Maio dei Cinque stelle, che si fa videointervistare mentre viaggia in seconda classe sul Frecciarossa Napoli-Roma, perché lui viaggia sempre in seconda classe, lì incontra molta gente e capisce i problemi delle persone (e figurarsi quanti ne capirebbe sulla Linea C), e insomma questa è la vera politica, perché invece “le auto blu sono un universo metafisico” (sic!) che ti porta lontano dalla gente (che di problemi, pare, ne ha soltanto quando sta in seconda sul Frecciarossa). Se non fosse il luogo comune più stantìo dell’antipolitica, la gag del treno sarebbe solo una minchiata. Poi però sei costretto a chiederti se sia lo stesso Di Maio, vicepresidente della Camera, che dice pure: “Dobbiamo mettere in condizione questi disperati di non trovare più l’Italia, ma l’Europa”. Come fare? Manomettere la bussola per fargli sbagliare rotta? O metterli in seconda classe sul Frecciarossa, e che se li porti via? Di Maio, del partito di Grillo che aveva paura dei negri che portano ebola; Di Maio, del partito che vuole il diritto d’asilo sì, ma negli altri paesi. Di Maio, che dovrebbe viaggiare su un barcone, rotta per casa di dio.

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