La regola del dieci e l’hit parade di Matteo Renzi

E’ sicuro come le riforme istituzionali entro fine maggio che se il Mancio avesse avuto facoltà di cambiarne dieci (su undici), domenica sera nel derby, per metterne altri dieci che si sentono parte di un gruppo, vogliono rispettare le consegne.

La regola del dieci e l’hit parade di Matteo Renzi

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

E’ sicuro come le riforme istituzionali entro fine maggio che se il Mancio avesse avuto facoltà di cambiarne dieci (su undici), domenica sera nel derby, per metterne altri dieci che si sentono parte di un gruppo, vogliono rispettare le consegne (banalmente: vincere invece di perdere contro la squadra di Berlusconi) e onorare la maglia, lo avrebbe fatto. Dieci impedimenti fuori, dieci dei nostri dentro. I prevenuti estremisti del regolamento parlerebbero di decimazione, invece è solo un più razionale adeguarsi alla logica smart del sistema decimale, anziché star lì a misurare il mondo per alzata di mano, o a tiro di pertica. Anche potendo sostituire dieci prof. sindacalizzati con dieci presidi manageriali, è sicuro che la buona scuola si farebbe prima. E a poter buttare fuori dieci euroburocrati ciechi come gattini ciechi e rimpiazzarli con dieci space invaders del calibro di Paolo Gentiloni, la Libia sarebbe già tornata a essere la nostra fiorita quarta sponda nel Mediterraneo. E scommetterei che se pure Papa Francesco avesse la possibilità di sostituire dieci bolsi prelatoni di curia con dieci curavilleros di quelli che sa lui, altro che il sinodo, avrebbe già fatto anche il Vaticano III. Insomma dieci e non più dieci, e sarebbe la fine del mondo. Nessuno si azzardi a parlare di democratura, semplicemente Matteo Renzi è molto pop, e l’unica dittatura che conosce è quella della hit parade. In questo, forse davvero Matteo è il nipotino di Silvio: “Dieci ragazze per me / posson bastare”.

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