Il dott. Sabella e il morto a Genova (Un rap di Arbasino)

Pensi: farsi scrivere un corsivo da Alberto Arbasino, sarebbe una gran comodità.
Pensi: farsi scrivere un corsivo da Alberto Arbasino, sarebbe una gran comodità. Però a volte la memoria aiuta, come un colpo di culo. La memoria la attiva l’intervista a Rep. di Alfonso Sabella, oggi assessore alla Sicurezza a Roma. “In quell’estate del 2001, io ero capo dell’Ufficio ispettorato del Dap”, responsabile del carcere di Bolzaneto. Che dice, Sabella? Dice che il “folle” piano per la sicurezza del G8 “fu modificato in corso d’opera forse proprio per soffiare sul fuoco e far esplodere gli scontri… Mi sono fatto l’idea che dietro ci fosse una regia politica”. Regia di chi?. “Di preciso non lo so” (quando mai lo sanno?). Ma “è possibile che qualcuno a Genova volesse il morto, ma doveva essere un poliziotto, non un manifestante, per criminalizzare la piazza e metterla a tacere una volta per sempre”. Accipicchia! La destra, il complottone. Gran genere letterario. Ma ci aveva già pensato Arbasino, aveva già scritto un Rap, e l’aveva scritto giorni prima: “ALMENO UN MORTO A GENOVA! / Anche i più civici, e i più cinici, / i più assatanati, i più cattolici, / i più etici: l’aspettativa è grande / per IL MORTO A GENOVA!”. “IL MORTO A GENOVA è necessario, / è indispensabile! Conviene! Conviene!”. “VOGLIAMO IL MORTO A GENOVA! / “E fra venti o trent’anni, / nel ‘come eravamo’ fra reduci / e le interviste di successo… / ‘Io c’ero, ero proprio lì, vicinissimo al MORTO DI GENOVA!’”. Avesse letto Arbasino, Sabella: il morto lo cercavano, sì. Ma forse lo cercavano a sinistra.

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